|
Stipendi
in ritardo, azienda allo sfascio e in bilico tra sopravvivenza e
liquidazione, proteste e, da ultimo, 49 condanne di lavoratori e
sindacalisti per interruzione di pubblico servizio: all'Atm si
sentono accerchiati. Le ragioni della protesta si scontrano con
i diritti dell'utenza: quale mediazione è possibile? Tra
afflizioni, appelli, e un'ammissione di non poco conto: sì,
all'Atm è stato trovato spazio a «galoppini politico-sindacali».
Non è affermazione che può passare inosservata, che però va
calata in un contesto più ampio. È quello costruito dall'Orsa, a
firma del segretario regionale Mariano Massaro, in una lettera
al prefetto Alecci. Molteplici gli spunti d'analisi.
«Il prefetto ha contezza dell'incandescente vicenda che da anni
infiamma gli animi dei dipendenti Atm, periodiche manifestazioni
spontanee si susseguono per segnalare alle istituzioni l'assenza
di stipendi che spesso si protrae oltre i limiti del
concepibile, costringendo i lavoratori a reperire altrove il
necessario per il sostentamento delle famiglie. I responsabili
dell'incresciosa vicenda sono spesso individuati fra i
lavoratori che giunti al limite del sopportabile si riversano in
piazza, trascinati da frustrazione indotta dall'atteggiamento
delle istituzioni competenti».
«Siamo certi che fra i 620 dipendenti dell'Atm esiste una
sparuta minoranza di galoppini politico-sindacali che hanno
usufruito delle becere dinamiche clientelari più volte
denunciate, ma ciò non toglie che la stragrande maggioranza dai
lavoratori sia gente perbene sottoposta alla gestione sommaria
dell'azienda e alle manovre di una politica disorientata che
dopo anni di sperpero di risorse, gestioni allegre ed effimeri
commissariamenti, non sa più come contenere l'enorme falla
economica creatasi. Il paradosso si concretizza allorquando i
veri responsabili del fallimento dell'azienda si rivolgono alle
forze dell'ordine per denunciare le "escandescenze" dei
lavoratori, in buona sintesi coloro che avrebbero mille motivi
per temere la legge si rivolgono a questa per contenere
l'esasperazione dei lavoratori».
«Signor prefetto», scrive l'Orsa, «quando mancano i generi di
prima necessità la gente va in piazza e nessun sindacato
"responsabile" ha gli strumenti per contenere la protesta: 49
condanne in contumacia fra lavoratori e sindacalisti per
"interruzione di pubblico servizio" sono state rese note dalla
stampa, nulla da eccepire, chi ha sbagliato pagherà, chi si
sente vittima di errore giudiziario avrà modo di esporre le
proprie ragioni nelle sedi opportune; e gli altri? I veri
responsabili dello sfascio continueranno a vivere
tranquillamente? Gli oltre 50 milioni di inspiegabile debito
pubblico li pagheranno i cittadini? Sembra proprio questo
l'orientamento dell'Amministrazione, la delibera attualmente in
discussione in Consiglio prevede la liquidazione dell'Atm e la
creazione di una Spa su cui dirottare la parte produttiva
dell'azienda, con la possibilità di esternalizzare verso
ulteriori "privati" i servizi remunerativi. Il debito, manco a
dirlo, tutto a carico dei cittadini. Noi non ci stiamo!».
«Se i lavoratori ridotti alla fame», si prosegue, «sono stati
condannati per aver denunciato con veemenza il loro disagio, è
il momento di riequilibrare la bilancia della giustizia con le
condanne di coloro che non pagano mai, la città ha il diritto di
sapere il motivo per cui il Comune da anni boccia i bilanci Atm
che per legge andrebbero ripianati. Se i bilanci sono falsi
l'Amministrazione ha il dovere di denunciare i vertici
aziendali, se invece sono bilanci plausibili il Comune, per
legge, deve colmare le perdite di esercizio». In realtà «si ha
la sensazione di una manovra auto-protettiva che attraverso la
liquidazione dell'ormai ingombrante Atm tenta di dare il
clamoroso colpo di spugna che salverebbe tutti, tranne i
lavoratori. L'interruzione di pubblico servizio non si
concretizza solo quando qualche lavoratore "indisciplinato"
posiziona un cassonetto all'ingresso dell'azienda, il vero
illecito va ricercato nell'inesistente parco macchine composto
da pochi mezzi vetusti che spesso vanno in servizio oltre i
limiti della sicurezza; l'interruzione del servizio va imputata
a coloro che pretendono le prestazioni lavorative senza essere
nelle condizioni di erogare i corrispettivi stipendi! A quale
datore di lavoro sarebbe consentito di mantenere la produzione
senza pagare il costo del lavoro?».
L'Orsa conclude comunicando al dott. Alecci «che attualmente i
lavoratori Atm attendono il pagamento della tredicesima
mensilità e degli stipendi relativi a dicembre e gennaio, le
notizie di merito che giungono dal Comune e dalla Regione non
sono confortanti e i lavoratori hanno esaurito da tempo i
risparmi e le forme alternative». Anche da qui la richiesta di
un intervento prefettizio che a tutela dell'ordine pubblico
convochi Regione, Comune, azienda e sindacati per la ricerca
delle soluzioni.(fr.ce.) |